SIGFRIDO RANUCCI
INTERVISTA
«Che ci piaccia o no, le scelte che facciamo dimostrano quello che siamo veramente, molto più delle nostre capacità. E, a volte, le scelte servono a spiazzare, a trasformarsi in pastori maremmani per indicare la strada agli altri».
Col suo Diario di un Trapezista, al TEN di Nuoro, Sigfrido Ranucci ci invita a seguirlo fuori dal cono di luce, dove è successo o sta succedendo qualcos’altro
Col suo Diario di un Trapezista, al TEN di Nuoro, Sigfrido Ranucci ci invita a seguirlo fuori dal cono di luce, dove è successo o sta succedendo qualcos’altro
Avevo già avuto modo di incontrare giornalisti sotto scorta, ma questa volta è diverso.
L’appuntamento concordato è alle sei e quarantacinque del pomeriggio al TEN di Nuoro.
L’ingresso al teatro è comprensibilmente blindato dagli uomini della scorta e dalla Polizia di Stato.
L’attesa si fa lunga, Sigfrido Ranucci sta terminando le prove del suo attesissimo e sold out DIARIO di un TRAPEZISTA.
L’ok di ingresso alla stampa viene dato 45 minuti più tardi.
Gli stringo la mano con emozione.
Ho davanti un gigante del giornalismo d'inchiesta italiano: un uomo lucido, brillante, con gli occhi che sorridono.
«Ma tutte queste domande? Nooo», mi chiede simpaticamente dopo aver visto il foglio stampato che stringo nella mano sinistra. «Perché - aggiunge - sennò non riesco a fare in tempo per l’inizio dello spettacolo».
E, in una informazione spesso surrogata da disinvolti plagi, quello che il pubblico si appresta a vedere è una pletora di vasi di Pandora,
scoperchiati dalle indagini giornalistiche di Ranucci e dei suoi collaboratori.
Un elenco di fatti e di nomi che spaziano dal frammento all’insieme. Difficile non provare ribrezzo, indignazione e malessere davanti a certi racconti. A quelle immagini proiettate dietro di lui, che si impigliano nello sguardo dello spettatore, di corpi bruciati e mutilati dalle bombe al fosforo.
Di certi guitti corrotti della nostra politica, in un'Italia dove spesso politica e spettacolo sono la stessa cosa, e di tentativi di mettere il bavaglio a chi cercava e cerca di dare voce alle cose invisibili.
La teoria del trapezista - dalla quale lo spettacolo prende il titolo - trasmessa a Ranucci dal suo maestro Roberto Morrione - e spiegata sul finire dello spettacolo dalla voce fuori campo di Stella Gasparri sul bellissimo tappeto musicale di Nat King Cole,Love - è quella che: “quando pensi di essere diventato l’obiettivo di qualcuno, fai come il trapezista: salta in avanti sull’altro trapezio. Sarà più complicato colpirti”.
Scopriamo, allora, qualcosa di più di quest’uomo, di questo giornalista di gran vaglia, di questo trapezista.
Sigfrido in tre aggettivi:
Un po’ incosciente, appassionato, innamorato del racconto.
La tua vita in un film: a chi affideresti la regia?
Al regista di Report: Claudio del Signore. Report significa proprio rapporto, della cruda realtà.
Il brano musicale che farebbe da colonna sonora?
Forse il brano musicale che caratterizza di più la mia vita è stato Angie, dei Rolling Stones.
Se fossi un mese dell'anno?
Agosto, il mese in cui son nato.
Cosa è IN e cosa è OUT?
IN è entrare nella profondità. OUT è uscire dalla profondità avendo la capacità di raccontarla.
Il tuo motto?
Fino in fondo.
Cosa è per te la musica?
La musica è la colonna sonora della mia vita, ma non è detto che sia solamente musica, può essere un rumore, può essere il canto delle cicale, il rumore di una motocicletta come quella di mio padre quando rientrava a casa.
Un oggetto romantico.
La penna, sicuramente.
La parola che vorresti abolire dal vocabolario?
Ipocrisia.
Il film che più di tutti abita il tuo cuore?
Le vite degli altri
Il libro che ti ha rapito.
Cecità di Saramago.
Il profumo di cosa ti fa impazzire?
Il profumo delle rose e quello del melograno.
Il tuo colore preferito?
Giallorosso
Il tuo numero portafortuna?
11.
A chi faresti scrivere la tua biografia?
Ai miei figli. La scriverebbero senza pietà (ride).
Per un giorno ti viene concesso il dono dell’invisibilità: cosa faresti?
Mi metterei ad ascoltare dietro la sedia del Presidente del Consiglio.
La prima cosa che pensi associata alla parola “Passione”?
Alla scrittura, al racconto. A mia madre.
Come dovrebbe essere la tua casa delle favole nella quale abitare?
Una casa con la possibilità di avere da un lato uno sguardo verso l’infinito, dall’altra un cortile che ti protegge, e poi ancora, con la possibilità di vedere il mare.
Nel tuo guardaroba non devono mai mancare:
La magliettina leggera da mettere nei momenti di relax.
Sei felice?
Sì.
La tua più grande paura?
La paura di non poter finire un lavoro.
Come ti vedi tra 10 anni?
Mi vedo un po’ come mi vedo adesso, se ne avrò la possibilità. Ma non credo che me la daranno...
Arredamento: classico, rustico, moderno o...?
Rustico.
Tre oggetti dai quali non ti separeresti mai.
La camicia bianca, i jeans e il telefono.
Il tuo cartoon preferito?
Il mio cartoon preferito era Willy il Coyote.
Una città dove ti piacerebbe avere una piccola dependance, un piccolo appartamento.
Sicuramente in Sardegna. Mi piace moltissimo Stintino, ma anche Portoscuso, con la sua devastazione ambientale ha un fascino particolare.
Il tuo piatto italiano preferito?
Tortellini.
Il tuo piatto all'estero?
Tortellini (ride).
Un personaggio a cui daresti il Nobel?
In questo momento forse a Nicola Gratteri, per la sua caparbietà e la volontà di portare avanti un messaggio, più che altro.
Se fossi una delle quattro stagioni?
Mi piacerebbe essere la Primavera, ma temo di essere l'Autunno.
La cosa che non sopporti nelle persone?
L'ipocrisia.
Da bambino, cosa avresti voluto fare da grande?
Il calciatore, poi ero una mezza pippa e ho lasciato perdere.
Se fossi uno strumento musicale?
Mi piace molto il violino, però lo trovo irraggiungibile.
Se fossi un animale?
Mi hanno detto che sono simile a un orsacchiotto.
Quanto conta l'amore per te?
L’amore è quello che muove le cose, come diceva Aristotele prima e Dante poi.
Un'epoca storica nella quale ti sarebbe piaciuto abitare.
Sicuramente nell’Umanesimo.
Il tempo passa e porta via con sè tante cose. Ma che cos’è veramente che non va mai fuori moda?
Secondo me il racconto dei fatti, il romanzo dei fatti. Come Report. Sono trent’anni che non è mai andato fuori moda, perché è stato capace di mantenere la propria missione, cioè quella di essere il romanzo dei fatti.
Arrivi ad una festa. La sala è gremita di persone. Qual è la persona che attira di più la tua attenzione?
Quella che è seduta su un divano. Io ero così, nelle feste stavo sempre isolato.
Il tuo sogno nel cassetto?
Quello di lasciare la trasmissione in mani sicure con progettualità di altri trent’anni almeno.
Cosa è la vera bellezza?
La bellezza è la capacità di vedere in qualcosa di imperfetto la perfezione.
Cosa è la felicità?
La felicità è realizzare quello che più hai dentro, la tua passione.
Io sono felice perché esercito un mestiere che è quello che volevo fare. Lo auguro a tutti.
Che messaggio daresti a tutti quei ragazzi, a tutte quelle ragazze, che vorrebbero un giorno fare il tuo mestiere?
Direi loro di non farsi sedurre dagli strumenti, e di separarli dai contenuti. E di raccontare i fatti per il bene comune.
L'ultima domanda: cosa è per te l'Italia?
L’Italia è un coagulo di contraddizioni, ma io credo che sia uno dei Paesi più belli al mondo, con delle potenzialità incredibili.
Il giorno che ce ne accorgeremo non ce ne sarà più per nessuno.
Sardinia Fashion
15/06/2026
Un sentito ringraziamento a Luigi Puddu dell'Associazione Culturale Intermezzo per aver reso possibile l'incontro. A Marco Moledda per averci aperto le porte del TEN.
A Sigfrido Ranucci, per tutte le battaglie combattute e per quelle prossime a venire.