DOMENICO IANNACONE
INTERVISTA
«Mi piacerebbe essere come gli angeli di Wim Wenders nel Cielo sopra Berlino. Mi piacerebbe appoggiare la mano in maniera quasi impercettibile sulle persone, avvolgendole. Ecco, questo mi consentirebbe di avvicinarmi ai problemi della gente, con più profondità». Al TEN di Nuoro, il garbo, la grazia e l'eleganza di uno dei più alti accenti del giornalismo di inchiesta
Sono le cinque del pomeriggio quando, nel foyer del TEN a Nuoro, Domenico Iannacone mi accoglie con una calorosa stretta di mano e quello sguardo di chi ti scruta dritto negli occhi, per guardarti dentro.
Prima di oggi lo avevo incontrato a Fonni, nel luglio dello scorso anno, per Barbagia in Blu, il primo Festival della letteratura di inchiesta.
Qui a Nuoro - grazie alla Cooperativa Sociale Onlus Lariso - presenta il suo nuovo format teatrale dal titolo calviniano: Le Città Invisibili.
Ma cosa sono le città invisibili?
«Esistono città che compaiono nelle mappe - spiega Iannacone - non hanno confini, non hanno piazze riconoscibili.
Eppure esistono. Sono fatte di vite, di sogni, di ferite, di lavoro, di speranze, di resistenza. Non sono città di pietra, ma sono città di persone.
Sono città di operai che respirano polvere. Insegnanti che restano quando tutto sembra crollare.
Volontari che si prendono cura degli ultimi. Uomini e donne che continuano a sognare, anche quando il mondo ti invita a smettere.»
Così, Iannacone entra nelle scuole, nelle fabbriche, nei quartieri dimenticati in quelle lande desolate dove scole di morchie, miasmi insani, hanno reso l’aria irrespirabile, contaminando e ammalorando tutto.
Accompagnato sul palco dalle note del piano di Emanuele Bono, Iannacone racconta il reale senza mai farlo calare dall'alto con soggettività autoriale, accompagnandoti col calore di un padre con un braccio sulla spalla.
È un viaggio avventuroso a vele spiegate, nella bonaccia e nel fortunale, fatto di racconti che sono cronaca e storia di umanità dimenticate, in un crocevia di storie e apparizioni che scendono nella notte del cuore umano.
Questo viaggio nelle Città invisibili inizia con una domanda che sembra semplice, ma che invece è molto complicata: quanto costa la nostra felicità?
Già, quanto costa? Ma soprattutto - lo chiediamo a Iannacone - cosa è la felicità?
La felicità è una specie di elemento emotivo che si rincorre spesso. Non credo che sia mai un punto di arrivo. La felicità è dettata dal momento. E credo che sia giusto sia così: quasi inarrivabile, perché altrimenti smetteremmo di vivere.
Domenico Iannacone in tre aggettivi:
Curioso, a tratti malinconico, fiducioso.
La tua vita in un film: a chi affideresti la regia?
Non ho dubbi: Vittorio de Sica.
Il brano musicale che farebbe da colonna sonora?
Potrei metterci una canzone di Dalla. Perché Dalla è un cantante che sa esprimere emozioni.
Se fossi un mese dell'anno?
Sarei Novembre. È il mese nel quale il tempo cambia, i colori della natura cambiano. Mi piace tantissimo.
Cosa è IN e cosa è OUT?
IN è la voglia di prendere parte. OUT è non avere voglia di incontrare gli altri.
Il tuo motto?
Non ne ho uno, non ci ho mai pensato. Però potrei dire: impara tutto quello che la vita ti può dare, perché alla fine ti tornerà utile.
Cosa è per te la musica?
Se dovessi pensare alla musica penserei a Ezio Bosso, con cui ho fatto un lavoro profondo.
Ecco, lui mi ha fatto entrare nella musica. Mi ha fatto entrare nella pienezza di quello che la musica deve trasmettere, nella visione collettiva che la musica può dare.
Quando lui dirigeva mi diceva: “Vedi, io sto attento anche all’ultimo elemento in fondo all’orchestra, perché quando lui ha difficoltà tutti gli altri lo devono sorreggere”.
È una specie di visione di come dovrebbe essere la società.
Un oggetto romantico.
Una macchina da scrivere.
La parola che vorresti abolire dal vocabolario?
Disabilità.
Il film che più di tutti abita il tuo cuore?
Ladri di biciclette, in assoluto.
Il libro che ti ha rapito.
Ce ne sono tanti... Morte a Credito di Céline
Il profumo di cosa ti fa impazzire?
C’è un profumo che mi fa impazzire, è un profumo che sento in Molise, quando torno nella mia terra nel periodo del caldo e sento il basilico sull’uscio di casa.
Quel profumo mi richiama sempre a sensazioni molto antiche.
Il tuo colore preferito?
Il nero.
Il tuo numero portafortuna?
Ogni tanto quello che mi torna alla mente è un numero legato a mia madre che non c’è più, che è nata nello stesso giorno di mia figlia. Quindi il 21 e poi il 10, che sono il giorno e il mese.
A chi faresti scrivere la tua biografia?
A mia figlia.
Per un giorno ti viene concesso il dono dell’invisibilità: cosa faresti?
Mi piacerebbe essere come gli angeli di Wim Wenders nel Cielo sopra Berlino. Mi piacerebbe appoggiare la mano in maniera quasi impercettibile sulle persone, avvolgendole.
Ecco, questo mi consentirebbe di avvicinarmi ai problemi della gente, con più profondità
La prima cosa che pensi associata alla parola “Passione”?
Penso all’impegno verso le lotte civili, le sofferenze e verso le ingiustizie.
Come dovrebbe essere la tua casa delle favole nella quale abitare?
Io un po’ me la sto costruendo in Molise. Una casa in pietra nel mio paese. La sto costruendo pezzo dopo pezzo. È una casa che ho ingrandito col tempo. Vorrei che fosse una casa aperta. Aperta alle persone che vengono a trovarmi.
Ecco, vorrei che fosse un luogo dove le persone si incontrano.
Nel tuo guardaroba non devono mai mancare:
Le felpe. Sono diventato quasi essenziale. Mi vesto quasi in maniera sistematica, ho quasi una divisa.
In fondo non bisogna perdere molto tempo per come si è all’esterno.
Sei felice?
(Sorride) - Questa è una domanda molto a trabocchetto. Sono felice ma, allo stesso tempo, sono infelice.
La tua più grande paura?
A volte mi è accaduto di sognare di non poter più fare il lavoro che faccio. Di avere degli impedimenti, che ho comunque, e anche tanti. Però mi mancherebbe il senso della vita. Quindi è quello che mi fa più paura.
Come ti vedi tra 10 anni?
Mi vedo nel mio paese. Mi vedo nella mia casa che si chiama Itaca, questo è il nome che le ho dato.
Mi vedo lì ad accogliere gli altri, che vengono a trovarmi.
Arredamento: classico, rustico, moderno o...?
Io preferisco le contaminazioni. Non amo quello che è troppo antico e quello che è troppo moderno. Amo quello che si sposa, le cose possono sempre coesistere: come vecchio e giovane, allo stesso modo.
Tre oggetti dai quali non ti separeresti mai.
Da una noce che mi ha regalato mia figlia, quando aveva otto anni, che porto con me. Una noce che tocco sempre perché mi da buone vibrazioni. Non mi separerei mai dai miei libri. E non mi separerei mai dalle storie che ho incontrato.
Il tuo cartoon preferito?
Sono un po’ antico: Charlie Brown.
Una città dove ti piacerebbe avere una piccola dependance, un piccolo appartamento.
Napoli.
Il tuo piatto italiano preferito?
Amo le verdure: il minestrone.
Il tuo piatto estero?
Il Couscous.
Un personaggio a cui daresti il Nobel?
Avrei dato il Nobel ad Andrea Camilleri, che ho amato come persona e come scrittore.
Se fossi una delle quattro stagioni?
Sarei l’autunno.
La cosa che non sopporti nelle persone?
Non sopporto la distanza. Le persone che pongono distanze con gli altri.
Da bambino, cosa avresti voluto fare da grande?
Quello che faccio ora. Io, in qualche modo, ho inseguito questo sogno.
Se fossi uno strumento musicale?
Sarei un violoncello
Se fossi un animale?
Sarei una volpe
Quanto conta l'amore per te?
Conta nella misura in cui quello che si dà si dà gratuitamente.
Un'epoca storica nella quale ti sarebbe piaciuto abitare.
Mi sarebbe piaciuto abitare in un’epoca in cui c’è una specie di spinta verso la giustizia. Penso alla Rivoluzione francese, mi sarebbe piaciuto vivere in un momento in cui i diritti venivano in qualche modo rivendicati e anche ottenuti.
Il tempo passa e porta via con sè tante cose. Ma che cos’è veramente che non va mai fuori moda?
Credo che esista un’eleganza che ognuno porta dentro di sé e che è distante anche dalle mode del momento. Questa è l’eleganza che rimane intatta per tutta la vita.
Arrivi ad una festa. La sala è gremita di persone. Qual è la persona che attira di più la tua attenzione?
Mi piacciono le persone che sono defilate, che stanno all’angolo. Ecco, lì ci vado con gli occhi.
Raccontaci un aneddoto curioso, un qualche cosa che hai vissuto nel mondo che abiti.
Penso a una storia che mi è rimasta dentro. È la storia di una donna che ho incontrato e che viveva in una specie di ghetto. Una donna italiana che a un certo punto mi ha detto: “Salvami, ti prego salvami”. Sono tornato il giorno dopo per cercarla, e anche delle settimane dopo, ma non l’ho più trovata. Non so che fine abbia fatto.
Ecco, quella è una cosa che mi è rimasta in sospeso.
Il tuo sogno nel cassetto?
Mi piacerebbe insegnare ai giovani come si fa questo mestiere. Dare loro dei consigli, senza chiedere nulla in cambio. Perché quello che ho imparato dagli altri possa servire anche a chi viene dopo.
Cosa è la vera bellezza?
La vera bellezza è quella che ci fa scoprire forme inattese. Io sto facendo una nuova seria che andrà in onda in TV - su Rai 3 a metà di giugno - che è legata al corpo. Per me il corpo si declina in tutti i modi.
Ho scoperto che i corpi più belli sono quelli che portano dei segni molto duri, molto marcati.
L'ultima domanda: cosa è per te l'Italia?
L’Italia, per dirla alla Camilleri, è un gran casino. Però è anche una fucina incredibile di cose che accadono. Credo che esistano poche nazioni che abbiano questo tipo di forza e di possibilità di far vivere tante storie dentro di sè.
Sardinia Fashion
16/03/2026
Un sentito ringraziamento a Emilio Varricchio di Lariso per aver reso possibile l'incontro. A Marco Moledda per averci aperto le porte del TEN.
A Domenico Iannacone, per averci emozionato e commosso, ancora una volta, con la sua grande umanità. Grazie!