MARIA LAI - FOTOGRAFIE

maria lai, ulassai

MOSTRE

Venti fotografi per venti fotografie. Alla Stazione dell’Arte per raccontare, attraverso le immagini, il volto e la vita della grande artista di Ulassai.

Maria Lai ha avuto una vita straordinaria, nel vero senso del termine, fuori dal comune, fuori dal suo tempo, fuori dal minuscolo spazio fisico che occupava.

Non l’ho mai incontrata, non abbiamo mai chiacchierato, ma ogni persona con cui ho condiviso gli ultimi quattro anni di lavoro è un pezzetto di lei che tutti i giorni mi racconta della vita di una delle donne più influenti dell’arte italiana del ‘900.
Maria Lai Ho visto migliaia di opere, centinaia di fotografie, decine di persone e ogni volta Maria Lai riesce a sorprendermi come il primo giorno.

Raccogliere i pezzi della sua vita, della sua arte e della sua poetica sparsi per il mondo è il mio compito.
Maria Lai Sonia Borsato e Salvatore Ligios con la mostra Maria Lai – Fotografie hanno fatto la stessa cosa: hanno messo insieme alcuni tasselli della vita dell’artista e li hanno resi disponibili a chi vedrà la mostra o il catalogo.

“Maria era un grande personaggio, questa mostra è stata l’occasione per vedere come i fotografi negli anni si sono relazionati con lei, alcuni hanno lavorato ad intere campagne fotografiche sulle sue opere ma non hanno neanche uno scatto che la ritragga. Per questo è importante mettere insieme tutti questi fotografi e le loro storie. Queste 20 immagini raccontano di come Maria si sia mossa nel mondo dell’arte, nella mia fotografia è con Giuliana Altea e Magnani nel 1999. Parlavano della mostra che stava per inaugurare a Sassari, Olio di parole e di arte.”

20 fotografi, 20 fotografie, un solo soggetto: il filo conduttore, che si rivela al pubblico ad ogni scatto.
Maria Lai “Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito” (A.Baricco)

Questa è Maria Lai, un’unica persona che può ancora insegnare, coinvolgere, incuriosire, rapire, attirare perché infiniti sono i punti di vista, infinite le idee che nasceranno studiando la sua poetica e la sua arte, infiniti sono il suo spazio e il suo tempo, i suoi ritmi.

Se penso ad una fotografia, alla FOTO, quella che tutti hanno in mente quando pensano a lei: un caschetto di capelli bianchissimi, la testa piegata appena di lato, le mani che tendono uno spago intrecciato fra le dita, lo sguardo fisso sul filo e la certezza che Lai, con i fili, giocasse, si, come una bambina, ma che come in tutti i giochi, sapesse anche quali sono le regole da rispettare.
Maria Lai Daniela Zedda, ha realizzato lo scatto nel 2008 a Cardedu. Credo di aver contato ormai almeno 200 occasioni in cui quella fotografia è stata utilizzata negli anni per parlare di Maria Lai, ma qualcuno ha mai chiesto a Daniela di parlare dello scatto? Perché è vero che “una foto parla più di mille parole”, ma ogni tanto, quando si ha la possibilità di fermarsi ad ascoltare, credo che bisognerebbe davvero farlo e la storia di questa fotografia è l’esempio più calzante:

E se Maria Lai, quel gioco, fino a quel momento non l’avesse mai fatto? E se quello sguardo così assorto fosse davvero lo sguardo di una “bimba ora vecchia” che sta imparando una cosa nuova? E se la bocca socchiusa fosse per lo stupore davanti ad una scoperta? Guardereste quella foto nello stesso modo? Le vostre certezze sulla “fata operosa”, che con il filo tesse le trame dell’universo non sono vacillate neanche un po’? Io mi sono sentita come “quando credi di avere tutte le risposte e la notte ti cambia le domande”.
Maria Lai Procedendo invece in ordine cronologico, nel percorso di mostra, la prima foto, del 1987, ritrae Lai e Nivola che chiacchierano seduti su un divano. Il fotografo Donato Tore racconta: “Ci siamo incontrati a Milano, in zona Brera, abbiamo passeggiato e siamo andati nello studio di un altro artista sardo, Giovanni Campus. Erano due furetti, fantastici, gratificati della mostra alla sede del Gremio dei Sardi in Galleria. Raccoglievano quello che avevano seminato.”

Del 1993 è lo scatto di Pietro Paolo Pinna, a casa di Maria Lai a Roma, quando viveva fra la Capitale e la Sardegna. Guardare quest’immagine oggi fa pensare al titolo di una sua opera di qualche anno dopo: Vorrei partire, vorrei restare. Dello stesso anno, infatti, è la foto di Anna Marceddu, dove Lai, controlla il cantiere di una dei suoi interventi sul territorio ad Ulassai: La strada del rito. Immancabili in una foto all’aperto d’estate i suoi enormi occhiali da sole.

Durante il suo percorso Lai è entrata in contatto con artisti e performer da ogni parte del mondo, nella fotografia di Marco Alberto Desogus del 1996 chiacchiera e ride con Ermanno Leinardi, durante una mostra all’EXMA di Cagliari.

L’anno successivo è a Cardedu, nel suo studio, lavora alla preparazione del progetto L’albero del miele amaro con la Compagnia teatrale Fueddu e Gestu, con cui inizia un sodalizio che continuerà anche negli anni seguenti, nel 2002, è ritratta da Beniamino Pillittu insieme al regista Giampietro Orrù mentre discutono del nuovo progetto: Naschimenta.
Maria Lai Un piccolo salto indietro, al 2000, la fotografa è Rosi Giua. Lai ha la mano sul viso, una posa che la caratterizza da sempre, una tazzina di caffè davanti, lo sguardo perso nel vuoto. “L’ho corteggiata per 3 mesi e alla fine mi ha dato appuntamento, non conoscevo bene il suo lavoro. Ero una veterinaria, come suo padre, facevo già fotografie, ma non da professionista. Avevamo in comune un grande amore per la natura. Parlare con lei, ridere, piangere, scherzare, ha cambiato la mia vita. Quel giorno ho maturato la decisione di lasciare il mio lavoro e dedicarmi completamente alla fotografia, è stata lei la responsabile, in seguito le ho scritto una lunga lettera per raccontarle tutto e lei era felice di essere stata la causa del mio cambiamento”.

Una delle opere più conosciute di Maria Lai è sicuramente I luoghi dell’arte a portata di mano: 4 mazzi di carte da gioco che fino a qualche mese fa si potevano comprare in libreria. In quest’opera ci sono alcune chiavi di lettura per chi si avvicina al mondo dell’arte, è sicuramente, insieme a La barca di carta uno dei suoi lavori più didattici. Nel 2003, le carte sono state presentate alla Galleria Comunale d’Arte di Cagliari, in quell’occasione Giuseppe Ungari, realizza un primissimo piano in bianco e nero dell’artista.
Agostino Mela la ritrae nel 2004 con il Senato Accademico dell’Università degli Studi di Cagliari in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa alla facoltà Lettere, dello stesso anno è la foto di Vittoria Soddu, dove Lai parla, seduta su un alto gradino con l’ex Presidente della Regione Sardegna Pietro Soddu, amico di vecchia data.

Piero Pes e Max Solinas espongono due foto del 2006, nella prima, in bianco e nero, è nel cortile della sua casa a Cardedu, nella seconda, a colori, è stata realizzata durante la cerimonia di consegna della Maschera punica per l’arte da parte del Club Lions Cagliari Host.
Maria Lai Ulassai era la tavolozza di Maria Lai, nel paese dove è nata, ha realizzato l’installazione di quasi tutte le sue opere pubbliche sul territorio, da Legarsi alla montagna fino a La cattura dell’ala di vento. Ha disseminato nel piccolo paese tracce del suo passaggio, in alcuni casi ha creato installazioni solo sue, in altri, come per i lavori sul Lavatoio Comunale, ha coinvolto artisti di fama internazionale: Costantino Nivola, Guido Strazza e Luigi Veronesi, in altri ancora ha “prestato la sua tela ad altri”, Ettore Consolazione e Tomaso Binga fra tutti.

La fotografia di Pierluigi Dessì è del 2008, Lai è nella piazza disegnata appunto da Strazza: “Dovevo andare al Lavatoio per fotografare l’opera all’interno e lei mi ha accompagnato. Quando ho finito le riprese siamo usciti, le sono venute incontro le donne del paese, erano tutte intorno a lei, chiacchieravano in dialetto. Era distratta e forse non si è neanche accorta della fotografia. Era una bella situazione e ho scattato.”

Una delle persone più interessanti che ho incontrato “tramite Maria” è Mario Saragato, lui ha il dono (raro) di ipnotizzare chi lo ascolta parlare dei suoi progetti. L’ha conosciuta ad Aggius, nel 2008, nel periodo in cui, prima della performance Essere è tessere, stava lavorando alle installazioni del Museo MEOC. Nella sua fotografia Maria Lai è di spalle, guarda la sua opera alla parete con le mani dietro la schiena, sta leggendo l’opera, la ascolta, la studia. “Aveva deciso di installare alcune opere nella Sala del Coro del Museo e l’ho seguita, è rimasta così 5 minuti, non sembrava convinta e io ho solo cercato di cogliere quell’attimo”.
Maria Lai Mario era alla sua prima esperienza con la macchina fotografica, comprata solo qualche mese prima, ancora inesperto, ai primi scatti. Stava “giocando”.

Negli anni, con l’esperienza, l’occhio e la tecnica sono maturati velocemente, ma tornando indietro, con il bagaglio di oggi, cosa avrebbe fotografato? “Avrei cercato di fotografare qualche momento più intimo, ma del suo lavoro, non della vita quotidiana, solo durante la creazione delle opere.”
Maria Lai La diciassettesima foto è del 2009, Elisabetta Loi è incaricata dall’Unione Sarda di documentare i festeggiamenti per il novantesimo compleanno dell’artista. “Una cosa è la foto che devi fare, un’altra è la foto che cerchi di fare” e se Maria Lai davanti alla torta di compleanno era necessaria all’articolo giornalistico, quella esposta in mostra è il tentativo riuscito di immortalare la naturalezza dell’artista.

“Cercavo il suo sguardo, il suo essere bambina.”

Guardando la fotografia, che negli anni mi è passata fra le mani decine di volte ormai, non mi sono mai fermata a pensare che Elisabetta quando scatta cerca di trasmettere sua personale visione del mondo “Ogni cosa che fai deve essere una scoperta, devi essere curioso e trasmettere la tua curiosità, cerco di fare sempre cose diverse, ho bisogno di stimoli nuovi e anche quando ritorno su vecchi progetti, lo faccio con lo spirito fresco di una bambina che esplora.”

Fra le opere pubbliche di Maria Lai, una delle ultime Cucire e ricucire sul diritto e sul rovescio, è stata inaugurata nel 2010 nell’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza di Cagliari, fra i tanti fotografi presenti c’è Alessandro Cani a documentare la giornata per la rivista “Almanacco di Cagliari”.

“Sapevo ovviamente chi era Maria Lai e faceva un certo effetto trovarsela davanti, alla conferenza non ha parlato, ha ringraziato un paio di volte e basta, ma era molto disponibile e sorrideva a tutti. Mi ha colpito la sua timidezza, il contrasto fra l’artista che ottiene enormi riscontri internazionali con la sua opera e l’immagine di quella piccola donna”.
Maria Lai Le ultime due immagini sono profondamente diverse fra loro: nella foto di Giancarlo Deidda, realizzata durante un convegno sulla tessitura a Samugheo nel 2010, Lai firma un autografo, questa è forse la foto più “rubata” fra quelle esposte. Nell’ultima, di Gianluca Vassallo del 2011, guarda dritto l’obbiettivo e nel suo viso, sfigurato dal bianco e nero e dai contrasti, nonostante si vedano chiari i segni del tempo, si scorge appena negli occhi e nello sguardo la luce dell’artista e della bambina che trasporta anche noi “sul filo del mistero, teso fra terra e cielo”.

SCRIVI UN COMMENTO


FORSE POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE