CLAUDIO MONTUORI - THE BIRDMAN

Musicista, alchimista, uccello. Con la sua arte fa sognare bambini dagli uno ai novant'anni. Parla una lingua misteriosa e iperbolica. “Scava e Scova” è il nome della performance che Buz - The Birdman - ha costruito su misura per il Giardino Megalitico di Pinuccio Sciola. E lì lo abbiamo incontrato.
Claudio Montuori - Buz - The Birdman BUZ
“Viva il fischio contro la filosofia dell’infischio”
STREET ART
Musicista, alchimista, uccello. Con la sua arte fa sognare bambini dagli uno ai novant'anni. Parla una lingua misteriosa e iperbolica. “Scava e Scova” è il nome della performance che Buz - The Birdman - ha costruito su misura per il Giardino Megalitico di Pinuccio Sciola. E lì lo abbiamo incontrato. Se Il pifferaio di Hamelin avesse un volto, probabilmente sarebbe quello di Buz. Scarmigliato, dinoccolato, catalettico e hippy, Claudio Montuori - in arte Buz - con quella faccia da coboldo, sembra strappato via da un libro di fiabe. L’arte di Buz incanta, perché è istintiva, vera, senza mai farsi melliflua o artatamente ruffiana. Attrae come un incantesimo che esce dalla bruma della retorica e dal perbenismo sovrastrutturato di un mondo adulto che ha a che fare con la sempre temuta e rifuggita, vera conoscenza di sé.

Canto di uccelli, galline, ragni felici che gli saltano accanto, ritmo. Arte anomica che ti scava dentro andando dritta al cuore. Se vuoi passare per quella porta e arrivare al Bianconiglio devi bere la pozione: quella che ti fa diventare piccolo piccolo. Allora sì, entri in quel mondo incantato, fatto di suoni primitivi e di una lingua sconosciuta: si chiama grammelot. Si tratta di un linguaggio che fa uso delle sonorità della voce e della gestualità. «Utilizzo queste sonorità da uomo anziano», ci dice Buz, «Chi meglio degli anziani può raccontarti una favola o una leggenda, ma anche, una storia vera?». Accompagnato dalle sonorità tribali di strumenti come la M’bira o le sanze e le carimbe che hanno suoni liquidi come quello dell’acqua. Claudio Montuori

Tutto nasce dai suoi grandi amori: la natura, la strada il blues e la gente. Lo si percepisce dal modo in cui Claudio osserva, ti guarda negli occhi e mescola il linguaggio del corpo con quello della musica. Quello sguardo profondo di chi si fa carico della condizione umana. Un’empatia e un calore che si amplificano in mezzo alle persone soprattutto tra i bambini. Ma che è anche impermanenza perché, nella vita di Buz, il viaggio non è solo metafora di un volo di uccello, ma anche distacco e abbandono e condizione necessaria per sensibilizzare il mondo.

Lo incontriamo insieme ad uno dei suoi compagni d’arte e di avventura: Mauro Vizioli, mimo e attore, burattinaio e trampoliere. Insieme, al Giardino Megalitico di San Sperate per una performance che sa di incanto e leggerezza. «Questo posto è magico, trasmette delle energie come nessun altro posto al mondo», sottolinea al pubblico Vizioli.

Claudio Montuori Ma come arrivò Buz la prima volta a San Sperate? Prima di salutarci Claudio ce lo racconta così.

«Mi trovavo all’aeroporto di Roma. Avevo perso il volo per Berlino, città nella quale mi sarei dovuto esibire. Alle partenze internazionali vidi delle sculture. Mi affascinarono da subito, non chiedetemi il perché e come, ma intuì che potevano suonare. Così raccolsi una pietra e la sfregai contro uno di questi monoliti. Il suono che ne venne fuori e la maestosità di queste opere mi fecero venire voglia di esibirmi per il pubblico, proprio lì. Alle mi spalle, le sculture mi fecero da quinte. Le persone che transitavano mi osservavano. Alcune si fermavano davanti a me. Su cinque passanti almeno tre lasciavano una mancia dentro al mio cappello. Gli uomini della vigilanza dell’aeroporto romano, passarono per ben tre volte prima di bloccarmi definitivamente. Mi invitarono ad andare via. Dopo 45 minuti nel mio cappello c’erano soldi a sufficienza per potermi comprare il prossimo biglietto per Berlino. Quelle sculture mi avevano, in qualche modo, portato fortuna. Nella targa lessi: “Pinuccio Sciola”. Al mio rientro dalla Germania decisi di inviare una mail all’indirizzo di questo artista del quale, sino ad allora, ignoravo l’esistenza. Nella mail gli raccontai l’aneddoto. La risposta mi sorprese: “Ti aspetto a San Sperate, nel mio giardino sonoro. Qui potrai suonare quanto vorrai. Non ti caccerà via nessuno”». Claudio Montuori
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