Intervista a Salvatore Striano

“In carcere l'arte ci muoveva l'anima, ci migliorava giorno dopo giorno. L'arte ci ha salvati”. L’incontro e l’intervista con chi la criminalità l’ha vestita sulla propria pelle e con chi, da quel mondo e da quegli abiti, ne è uscito per sempre.
Angelica Grivel fotografata da Stefania Paparelli SALVATORE STRIANO
SASÀ, FIGLIO DEL TERREMOTO
L'ISOLA DELLE STORIE
“In carcere l'arte ci muoveva l'anima, ci migliorava giorno dopo giorno. L'arte ci ha salvati”. L’incontro e l’intervista con chi la criminalità l’ha vestita sulla propria pelle e con chi, da quel mondo e da quegli abiti, ne è uscito per sempre.
Ricordo ancora la prima volta che misi piede a Napoli. Ricordo con estremo nitore l’espressione di meraviglia che mi colse come qualcosa di inaspettato e istintivo: “Che città bellissima!”. Ritornai qualche tempo dopo e agli amici napoletani chiesi di visitarla. Loro mi portarono nel cuore di quella Napoli che in tanti rifuggono e pochi conoscono. Volevo sentirne gli odori, gli accenti, coglierne ogni sfumatura. Mi accompagnarono nei Quartieri Spagnoli.

E da lì, da quei vicoli, da quelle stradine strette che si arrampicano per la Napoli antica, che arriva uno degli scrittori più emozionanti che abbiamo incontrato a L’Isola delle Storie nell’estate del 2016. A Gavoi, nel giardino di Binzadonnia, in quello che è uno dei festival letterari più importanti d’Italia, Salvatore Striano, presentava il suo ultimo libro: La tempesta di Sasà.

Scrive Santiago Gamboa in Morte di un biografo: “Le vite sono come le città, se sono pulite e ordinate non hanno storia”.

Gli occhi di Sasà hanno visto il mondo dal basso e la sua vita è già una grande antologia ricca di Storia, ma soprattutto di storie: «Nel 1980 avevo 8 anni. In quel periodo a Napoli le scuole rimasero chiuse a causa del terremoto. Mia madre aveva delle grosse difficoltà e mia sorellina era malata. Fu da quel momento che non tornai più a scuola. La mia scuola diventò strada. Quando tutti i bambini della mia età la mattina erano sui banchi di scuola io ero in giro per i vicoli insieme ad altri ragazzini».

Mirabolante e picaresca, la vita di Sasà si incrocia con quella di chi vive di espedienti criminosi. Così gli si aprono le porte del carcere. Ha solo quattordici anni quando viene rinchiuso nel carcere minorile di Nisida. E poi quella partenza per la Spagna, per sfuggire alla Giustizia. Viene comunque arrestato: un anno e mezzo nel carcere di Valdemoro a Madrid, prima di ritornare in Italia in quello di Rebibbia. In quei sei anni di reclusione, un bibliotecario, un ragazzo di colore, gli propone alcune letture. Sasà si innamora perdutamente di quello che lui considera oggi un santo salvatore, quanto e più di San Gennaro: William Shakespeare.

«Shakespeare, mi ha insegnato che l’amore è il più forte dei sentimenti»

Napoli milionaria di De Filippo è il suo primo copione. «Non ero sicuro di voler interpretare quella parte. La parte della protagonista: Donna Amalia. Su suggerimento del regista, Fabio Cavalli, decisi di interpretare quel ruolo, ripensando alla vita travagliata e sofferta di mia madre Carmela. Lo spettacolo fu un successo!»

Salvatore esce dal carcere. Dal teatro al cinema il passo è breve. Camorrista in Gomorra di Matteo Garrone, rapinatore in Take Five di Guido Lombardi, il boss in L’oro di Scampia di Marco Pontecorvo, Bruto in Cesare deve Morire dei fratelli Taviani. Nel 2014 il suo primo libro, Teste matte e due anni dopo il libro che ce lo ha fatto incontrare a Gavoi: La tempesta di Sasà.

«In questi giorni, qui a L’Isola delle Storie, ho venduto tutte le copie del libro. Non me ne è rimasta nemmeno una», ci disse sorridente Sasà.

Era l’ultima sera. Quella dei saluti e degli abbracci. A Gavoi, a pochi passi dal lago, si consumava l’ultima cena. Ma prima di salutarci gli strappammo un’ultima promessa. Un’intervista fuori dagli schemi per conoscerlo ancora meglio.

Sasà in tre aggettivi:

Dolce, permaloso, simpatico.

La tua vita in un film: a chi affideresti la regia?

A Matteo Garrone.

Il brano musicale che farebbe da colonna sonora?

Scugnizzi.

Se fossi un mese dell'anno?

Settembre.

Cosa è IN cosa è OUT?

IN è l’amore. OUT è la guerra.

Il tuo motto?

“Ama tutti, credi a pochi e non far del male a nessuno” – W. Shakespeare

Cosa è per te l'Italia?

La bellezza nel mondo, solo che noi Italiani ce lo siamo dimenticati!

Cosa è per te la musica?

Una buona compagnia quando stai bene; una compagnia quando stai male.

Un oggetto romantico.

Un anello.

La parola che vorresti abolire dal vocabolario?

Impossibile.

Il film che più di tutti abita il tuo cuore?

Il venditore di palloncini.

Il libro che ti ha rapito.

Come una bestia feroce di Bunker.

Il tuo colore preferito?

Azzurro.

Il tuo numero portafortuna?

9

Cosa è per te la Napoli?

La mia radice.

La prima cosa che pensi associata alla parola “Passione”?

Mamma.

Come dovrebbe essere la tua casa delle favole nella quale abitare?

Fatta di gomma, di peluches e di tanto verde.

Nel tuo guardaroba non devono mai mancare:

Le camicie.

Sei felice?

Nell’arco di una giornata mi capita sempre di essere felice per qualche attimo.

La tua più grande paura?

Quella di diventare così vecchio da non riuscire a fare la pipì da solo.

Come ti vedi tra 10 anni?

Consacrato nel mondo dell’arte.

Arredamento: classico, rustico, moderno o...?

Classico.

Tre oggetti dai quali non ti separeresti mai.

Cellulare, la sciarpa del Napoli, la foto dei miei morti.

Il tuo cartoon preferito?

Lupin.

Una città dove ti piacerebbe avere una piccola dependance, un piccolo appartamento.

Malaga.

Il tuo piatto italiano preferito?

La lasagna.

Il tuo piatto estero?

Il tajin.

Un personaggio a cui daresti il Nobel?

A Totò ma è morto 50 anni fa…

Se fossi una delle quattro stagioni?

L'estate.

La cosa che odi - o non sopporti - di più nelle persone?

L'ipocrisia.

Da bambino, cosa avresti voluto fare da grande?

Uccidere tutti i nemici della mia famiglia.

Se fossi uno strumento musicale?

Una chitarra.

Se fossi un animale?

Un cane.

Quanto conta l'amore per te?

Quanto respirare. Senza l’amore mi manca l’aria.

Un epoca storica nella quale ti sarebbe piaciuto abitare.

Nel 1600 (Shakespeare)

Il tempo passa e porta via con sè tante cose. Ma che cos’è veramente che non va mai fuori moda?

La maleducazione, disgraziatamente.

Arrivi ad una festa. La sala è gremita di persone. Qual è la persona che attira di più la tua attenzione?

Quella che sa parlarmi con gli occhi.

Delle persone con le quali hai lavorato, il personaggio maschile e quello femminile che ti hanno colpito in particolar modo e perché?

Matteo Garrone per la sua capacità di sapere cosa chiedere e come prenderselo. Elena Fonga, una giovane attrice calabrese, che ha talento e passione.

Raccontaci un aneddoto curioso, un qualche cosa che ti è capitato lavorando nel mondo del cinema o nei tuoi book tour.

Nel film Cesare deve morire mi è capitato di vincere premi in diverse parti del mondo ma non mi sono mai stati consegnati perché pensavano che io stessi ancora in galera.

Il tuo sogno nel cassetto?

Non tengo sogni nei cassetti, non sono così stupido, li porto con me sempre. Sogno di rivedere i miei famigliari scomparsi. Le altre cose le possiamo provare a fare quando vogliamo.

Cosa è la vera felicità?

Quando ti dimentichi di tutto mentre vivi un momento tuo bello.

Cosa è la vera bellezza?

Quando si tromba.

Cosa è la vera libertà?

Fare tutto quello che si vuole senza offendere gli altri.

Un messaggio a chi ancora non ce l’ha fatta e si trova ancora in carcere.

Sfrutta tutto il tuo tempo a disposizione che è l’unica arma amica che si trova in carcere. Stare lontani dal passeggio e di più nella biblioteca. Leggere, leggere, leggere affinché i libri ti modifichino il pensiero.

L’ultima domanda è su L’Isola delle Storie. Sei stato uno degli appuntamenti più attesi della tredicisima edizione e sicuramente l’unico autore che ha fatto commuovere davvero il pubblico. Cosa ti ha colpito e che ricordo porterai per sempre con te di questo bellissimo festival della letteratura e della Sardegna?

A parte la grande organizzazione, Il coinvolgimento. Il vedere tanta gente partecipare, ascoltare, curiosare, comprare libri, mi ha lasciato positivamente meravigliato. Posso dire con certezza che il Festival di Gavoi è in assoluto il più bello della nostra Italia. Auguro a tutti gli autori di poterci partecipare e sono certo che ci ritornerò anche io.

Salvatore Striano
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