ANGELICA GRIVEL - INTERVISTA

Chi è Angelica? “Mi chiamo Angelica Grivel, per mia madre Ghiga, per mio fratello Angigia, per me Cipiglio...”
Angelica Grivel - Ph:Giovanni Gastel ANGELICA GRIVEL
GIOVANI SCRITTORI
Chi è Angelica? “Mi chiamo Angelica Grivel, per mia madre Ghiga, per mio fratello Angigia, per me Cipiglio...” C’è un’eleganza che si fa dimensione privata: quella che passa attraverso le pagine dei libri. Di quei libri che non hanno bisogno di essere messi sulla testa per insegnarci un portamento. Sono quei libri di cui si odora e si morde ogni foglio. Quelli che non ti saziano mai e lasciano sempre un vorace e incompiuto senso della fame. In un’Italia sempre più ignavia alla lettura, Angelica Grivel è questo che fa: divora libri. Li abita, li vive, li indossa come abiti perfetti. Li tira fuori a ogni cambio di stagione per adattarli alla sua condizione e alle temperature emotive della sua esistenza.

E poi succede che oltre a leggere, Angelica scrive. E lo fa in quella forma che trasforma la penna in scalpello. Taglia, scava, cesella. Racconta il suo mondo con gli occhi, la statura e la natura di chi quel mondo lo conosce meglio di chiunque altro. Lo spleen di una generazione nata con il cellulare accanto alla culla, cresciuta sotto la tempesta magnetica delle reti wireless e diretta verso un ignoto altrove.

Elegante e hipster, che sembra uscire da un tabloid britannico anni ‘70 come una giovane e dinoccolata Jane Birkin, agli inizi di quest’anno, Angelica viene contattata da Giovanni Gastel. L’eleganza aristocratica dello sguardo di Gastel riesce a cogliere, dietro all’obiettivo, una bellezza carica di una fragilità frugale che non si fa mai sussiego. Quella di una ragazza in fieri, temprata e lucida, sognante e blasé.

Abbiamo chiesto a lei di presentarsi. A modo suo. Le abbiamo dato carta bianca. E lei l’ha riempita così.

Mi chiamo Angelica Grivel, per mia madre Ghiga, per mio fratello Angigia, per me Cipiglio.
Mi ibrido tra i sedici e i diciassette anni con il cuore e la mente congestionati di ambizioni, passioni ed emozioni. Posso affermare con assoluta certezza di non far parte di quel rilevante gruppo di persone definite ‘normali’. Preferisco seguire il bianconiglio del mio mondo e autodefinirmi ‘eccezionale’.
Mi dipano agevolmente in una crasi tra una Pollyanna piena di spirito, Elizabeth Bennet,-arguta eroina ottocentesca di Jane Austen-, una granitica, dignitosa e fiera donna deleddiana, un’Adalgisa gaddiana icastica e propositiva, e una Holden Caufield in gonnella un po’ più smaliziata. Grazie alla mia formidabile genitrice, posso definirmi un ‘albero che vola’: mi libro verso l’alto grazie alla mia curiosità da furetto circospetto e alla mia sete d’imparare, ma ho la consapevolezza delle mie radici, alle quali non potrò mai abdicare e per le quali lotterò sempre. Sono, infatti, profondamente Sarda: nasco letteralmente sul mare, che mi lambisce e, talvolta, mi schiaffeggia, ma il ventre duro della montagna sarda dell’Ogliastra è madre e dimora sicura e perenne per me. Il mio mantra, che io debba scrivere, leggere, parlare o confrontarmi con gli altri, è la sublime massima leopardiana: “Tutto è degno di riso, fuorchè il ridersi di tutto.” Un altro motto risuona nella mia vita quotidiana: "L'ironia-l’autoironia- è il boccaglio, la mascherina dell'ossigeno dell'esistenza umana". Mia madre mi ha trasmesso la sua chiave per vivere bene, si chiama ‘Il codice delle quattro D’, e le quattro D in questione sono, ordinatamente disposte: “Determinazione, Disciplina, Decoro, Dignità”. Le mie più grandi passioni sono la letteratura e la cinematografia, impegnate e impegnative, di riffa o di raffa: non m'appartiene, dunque, leggere letture leggere o abbandonarmi alle serie televisive destinate ai miei coetanei.
Per quanto concerne le mie letture, sono stata allevata a Kefir, cioccolato fondente, poesie e classici imprescindibili, ma volentieri mi nutro di esemplari bislacchi, che si potrebbero trovare riposti negli scaffali più reconditi di una qualsivoglia libreria.
Trovo irresistibile la finta ribalderia narrativa del Giovane Holden, (mi intriga quella frizione tra Holden Caufield, quel ragazzo strampalato di quindici anni appena, e quei concetti che divulga in maniera così sofisticata e frizzante); mi hanno davvero affascinata, nel periodo adolescenziale, le trame complicate intessute da Jane Austen e dalle sorelle Bronte; mi avvincono Le affinità elettive di Wolfgang Goethe, così come l’Anna Karenina di Tolstoj e L’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Amo visceralmente l’operato di numerosi autori e autrici contemporanei, quali Julian Barnes, Siri Hustvedt ed Elizabeth Strout, e avranno sempre un posto in me il manuale di vita scritto da Marisha Pessl, intitolato Teoria e pratica di ogni cosa, ed Espiazione di Ian McEwan. Mi diletto anche nella lettura de I Promessi Sposi di Manzoni (roba inusitata, vero?) e vengo inevitabilmente catturata e vinta dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Nei miei più recenti viaggi letterari, mi sono incocciata nella travolgente e intensa prosa (saggistica e non) di Natalia Ginzburg e nella sublime e sofisticata penna di Edith Wharton con il suo La casa della gioia. So che le due ultime scrittrici da me menzionate hanno inciso in me un sigillo indelebile, perché percepisco e accolgo il possente impatto che esse hanno avuto sulla mia persona e sulla mia crescita culturale personale: mi donano costantemente gemme di pura epifania. Auspico che le mie parole non risultino come un mero elenco di nomi utilizzati al solo scopo di suscitare stupore e meraviglia. Perché, nell'affermare ciò che scrivo, declamo il vero. Angelica Grivel - Ph:Alexandra Mascia

Angelica in tre aggettivi:

Esigente, Eversiva, Circospetta.

La tua vita in un film: a chi affideresti la regia?

Affiderei la regia di un mio ipotetico film a mia madre, senza alcun ripensamento. So che lei sarebbe l’unica persona davvero in grado di far emergere, di analizzare, di organizzare e di esplicare ogni scena, ogni milieu, ogni frame.

Il brano musicale che farebbe da colonna sonora?

“Going Home-Theme of the Local Hero”, di Mark Knopfler.

Se fossi un mese dell'anno?

Dicembre, seguito da Giugno.

Cosa è IN cosa è OUT?

Recisamente out sono la slealtà, la disonestà intellettuale, l’inciviltà, la deferenza, ogni stordimento chimico, le bestemmie.
Ciò che è in …io credo in Gesù Cristo, nell’ambizione, nelle origini, nell’esigenza spietata di lucida esattezza, nei sentimenti maturi e non nell’impeto delle emozioni, nella consapevolezza, nel rispetto, nella bellezza che produce Arte, Cultura, Filosofia e Ordine.

Il tuo motto?

(Rettifico. I miei motti). Questi, fondamentalmente, porto e custodisco gelosamente in saccoccia.
“Tutto è degno di riso, fuorchè il ridersi di tutto” (Giacomo Leopardi).
“Sii forte con i forti, debole con i deboli. Sii vera con te stessa sempre, e mai troppo esigente. Fai in modo di essere la sindacalista di te stessa. Trova te stessa nel ‘codice delle quattro D’: Determinazione, Disciplina, Decoro, Dignità.” (mia madre).
“Mantieni i tuoi pensieri positivi Perché i tuoi pensieri diventano parole Mantieni le tue parole positive Perché le tue parole diventano i tuoi comportamenti Mantieni i tuoi comportamenti positivi Perché i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini Mantieni le tue abitudini positive Perché le tue abitudini diventano i tuoi valori Mantieni i tuoi valori positivi Perché i tuoi valori diventano il tuo destino.” (Mahatma Gandhi).

Cosa è per te l'Italia?

Alla domanda ‘Ti percepisci maggiormente Sarda o Italiana?” che un Qualcuno un giorno mi pose, io risposi “Categoricamente Sarda”. Eppure, pur non essendo fervida esponente di un’ideologia nazionalista, ugualmente possiedo un certo sentimento d’identità nazionale, di appartenenza ad un Paese che ha una propria storia, una propria cronologia, una propria struttura politica, economica e sociale, e, soprattutto, una propria cultura. Infatti, riconosco, rispetto e stimo immensamente il patrimonio Artistico e Culturale di cui la mia penisola trabocca. Non condivido, viceversa, il sistema che gestisce la politica dell’Italia. Tuttavia, non mi accingo certo a ‘fuggire’ altrove, in ‘luoghi migliori’, per poi far ritorno in questo ‘malefico posto’ esclusivamente al fine di trascorrervi le vacanze estive. Questo, io lo interpreto come un ‘tradimento’, come una totale inconsapevolezza delle proprie radici. E ciò, nel mio pianeta, è proibito. (sorride)

Cosa è per te la musica?

Un tale di nome Arthur Schopenhauer disse che la musica potrebbe continuare ad esistere anche se il mondo non esistesse, ma che il mondo non potrebbe esistere se non esistesse la musica. Ecco, io sono d’accordo con lui. La musica, per me, è un oggetto davvero indecodificabile, grondante fascino e poliedricità; imprescindibile, sia nel ruolo di rumor bianco nella vita quotidiana, sia come soggetto specifico d’ascolto.

Un oggetto romantico.

La fragranza dei pastelli appena acquistati, il cestino della merenda della prima elementare, il suono e il profumo delle pagine di un libro nuovo.

La parola che vorresti abolire dal vocabolario?

Subire. Subire, perché detesto arrendermi, quando mi ritrovo in una situazione di debolezza. Accetto l'arrendevolezza quando so di avere la forza di poter dominare.

Il film che più di tutti abita il tuo cuore?

Una domanda ardua e insidiosa, per me che sono una cinefila insopportabilmente blasé e davvero innamorata delle pellicole cinematografiche a cui mi affeziono. Tra tutti, tuttavia, sceglierei ‘Mission’, film del 1986 diretto da Roland Joffé, con la ineffabilmente struggente colonna sonora di Ennio Morricone. Più che abitare il mio cuore, ‘Mission’ lo ha smantellato, frammento dopo frammento.

Il libro che ti ha rapito.

Ahimè, quale quesito pungente. Come ultimo, ‘La casa della gioia’, di Edith Wharton. Ma, cronologicamente, lo precedono "Il giovane Holden" di J.D. Salinger, "Le affinità elettive" di Goethe, "Una bellezza russa e altri racconti" di Nabokov, e l'opera omnia di Natalia Ginzburg. Ma è il libro in sè, in quanto feticcio, ad avermi ghermita inesorabilmente e ad aver fatalmente ampliato la mia esistenza.

Il tuo colore preferito?

Io li amo tutti, i colori. Forse, prediligo il bianco.

Il tuo numero portafortuna?

Non sono superstiziosa, e dunque non credo nei numeri fortunati.

Cosa è per te la Sardegna?

Io sono Sarda nei globuli rossi, lo sono profondamente, sino all'anfratto più recondito della mia persona. Sono convintamente figlia di "una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta" (Grazia Deledda). Queste radici sono il volano catalizzatore per le mie ali.

La prima cosa che pensi associata alla parola “Passione”?

Vortice sovente nolente, eppure irresistibile.

Come dovrebbe essere la tua casa delle favole nella quale abitare?

Esattamente come è quella in cui dimoro da sempre e attualmente.

Nel tuo guardaroba non devono mai mancare:

Le mie sneakers. Senza tacchi, mai ammiccante, con le ali ai piedi.

Sei felice?

A chiazze. Barbagli di luce e brillantezza si alternano ad atmosfere fumide e plumbee.

La tua più grande paura?

Rimanere orfana delle cose in cui credo.

Come ti vedi tra 10 anni?

In evoluzione, mai pacificata.

Arredamento: classico, rustico, moderno o...?

…O Shabby Chic.

Tre oggetti dai quali non ti separeresti mai.

I miei libri, le fotografie secolari, il mio breviario di appunti.

Il tuo cartoon preferito?

Il Re Leone di Walt Disney.

Una città dove ti piacerebbe avere una piccola dependance, un piccolo appartamento.

Copenaghen.

Il tuo piatto italiano preferito?

La semplicità del pesto di mia madre.

Il tuo piatto estero?

Spaghetti Thailandesi con i germogli di soia.

Un personaggio a cui daresti il Nobel?

Claudio Magris.

Se fossi una delle quattro stagioni?

Un’Estate Settembrina, che volge all’Autunno. Ancora luminosa, ma ormai nel suo crepuscolo, e quindi affastellata di ombre qua e là.

La cosa che odi - o non sopporti - di più nelle persone?

Gli infingimenti e il tentativo di coloro i quali, addobbati da improbabili faine, provano a turlupinare il debole di turno.

Cosa ti piacerebbe fare da grande?

Realizzarmi tramite i miei talenti.

Se fossi uno strumento musicale?

Un'arpa.

Se fossi un animale?

Un furetto rigorosamente bianco, o un ermellino.

Quanto conta l'amore per te?

Ineffabilmente.

Un epoca storica nella quale ti sarebbe piaciuto abitare.

Nello sfarzo della nobiltà Inglese dell’Ottocento.

Il tempo passa e porta via con sè tante cose. Ma che cos’è veramente che non va mai fuori moda?

La buona educazione.

Arrivi ad una festa. La sala è gremita di persone. Qual è la persona che attira di più la tua attenzione?

Quella addossata al termosifone, in solitudine, con gli occhi smarriti.

Quanti libri leggi in un mese o in un anno?

In un mese, circa due o tre. In un anno, circa trenta. Amo centellinare i libri, e sottopongo il mio animo ad una resistenza alla compulsiva bulimia di letture. Si tratta, comunque, di una stima approssimativa, fondata su media matematica estremamente empirica.

Oltre alla lettura quale altra attività ti appassiona?

La scrittura tra tutte, seguita dallo studio, dalla ricerca e da un certo tipo di cinema.

Il tuo sogno nel cassetto?

Pubblicare un libro.

Cosa è la vera felicità?

Trascorrere il tempo con mia madre.

Cosa è la vera bellezza?

Dio, l'Ordine, la Cultura. L'Arte.

Cosa è la vera libertà?

Le regole.

Il tuo più grande pregio e il tuo più grande difetto.

Sempre perspicace, di rado perspicua (dunque, spesso supponente).

Un messaggio importante da lanciare ai ragazzi e alle ragazze della tua generazione.

Abbiate cura di voi, dei vostri talenti. Non appiattitevi sullo sfondo.

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