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Quando la Moda incontra
l'Arte
Ogni volta che si parla
di moda, o quasi ogni volta, il nostro primo pensiero si rivolge al
carattere effimero del fenomeno in questione: sappiamo che tutto ciò che
nel campo dell'abbigliamento - ma non solo - va per la maggiore in questa
stagione, l'anno prossimo sarà già sorpassato, o almeno non creerà più
nelle persone quell' impatto positivo che rende un capo appunto "alla
moda". Ed in effetti la peculiarità di spicco della moda è questa: che si tratta di un entusiasmo collettivo per un tipo di abito, di modello, di accessorio, ma che questa euforia è un sentimento passeggero; si potrebbe dire che la moda non abbia passato né futuro, ma piuttosto viva alla giornata. Tale considerazione della moda rischia, però, di oscurare la sua rilevanza come termometro della situazione sociale in cui essa opera: gli stilisti, infatti, disegnano le proprie creazioni tenendo conto delle tendenze socio-culturali che di lì a breve impazzeranno, tendenze ovviamente dedotte per mezzo di studi e ricerche condotti da specialisti del settore; va anche considerato, inoltre, che spesso per interpretare tali tendenze gli stilisti si rifanno alla produzione passata propria e dei colleghi, nonché alle reminescenze sociali, culturali e artistiche del passato. Sarebbe, dunque, meglio affermare che la moda vive sì pienamente nel presente, ma rivolgendosi al futuro con un occhio nel passato. Investendo, dunque, la moda di un ruolo di rilevatore delle ultime tendenze sociali e culturali, ci è possibile comprendere il perché delle continue discussioni e polemiche sul possibile rapporto tra Moda ed Arte. Chiariamo innanzitutto che questo accostamento tiene per lo più in considerazione l'Alta Moda e non il Prêt à Porter, principalmente per motivi di funzionalità e di mercato : un capo creato per il prêt à porter deve essere comodo e non esageratamente estroso proprio perché destinato alla vita di tutti i giorni, dunque la creatività dello stilista viene sotto alcuni aspetti limitata entro parametri. La domanda che spesso ci poniamo di fronte a creazioni dal fortissimo impatto visivo o che richiamano apertamente a opere artistiche, avanguardie, pittori celebri è "la Moda è Arte?".
E' difficile rispondere a ciò, e probabilmente non esiste una risposta assolutamente positiva o negativa; forse si può dire che l' Arte e la Moda sembrano guardarsi da sempre come due mondi paralleli che si scambiano continue promesse, e che talvolta riescono a concretizzarne alcune attraverso l'estro e la genialità di un creatore di moda. Molti musei hanno elevato al rango di opere d'arte abiti spettacolari o dai forti richiami artistici mettendoli in mostra nelle loro sale. Roberto Capucci ne sa qualcosa: i suoi abiti sono esposti da oltre quarant'anni nei musei di tutto il mondo come esempi di vere e proprie opere d'arte indossabili - ultima in ordine di tempo la mostra "Vestire l'Arte" tenutasi presso il Palazzo della Borsa di Genova dal 1 aprile al 1 maggio - Capucci è uno stilista anomalo, che ha deciso di abbandonare il mondo ufficiale della moda circa venticinque anni fa, quando i tempi e le imposizioni del prêt à porter iniziarono a limitare la sua vena creativa; da allora egli crea le proprie collezioni quando vuole e con i temi che vuole (e anche quando può, dato che un suo abito può richiedere fino a quattro mesi di lavorazione), portando ogni volta in passerella autentiche sculture difficilmente indossabili se non in particolari occasioni quali importanti cene di gala o matrimoni. Tutto ciò lo ha portato ad essere considerato il più grande creatore italiano di alta moda, intesa come produzione di pezzi unici, nonché ad essere stimato come artista nel senso più nobile del termine, e addirittura a vivere l'emozione di vedere i propri capi esposti alla Biennale di Venezia nel 1995.
La moda può incontrare l'arte non solo grazie alla genialità solo da
parte del creatore di moda, ma anche per mezzo di collaborazioni tra
stilisti e pittori o avanguardisti: è il caso, per esempio, di Elsa
Schiapparelli, stilista italiana degli anni '30 e '40 che ha passato gran
parte della propria vita a Parigi e che è nota soprattutto per i suoi
rapporti stretti con Surrealismo e Cubismo: con Dalì crea abiti da ballo
con aragoste dipinte su organza e borse in velluto a forma di telefono,
Elsa Triolet e Louis Argon creano per lei collane ispirate alle pastiglie
di aspirina, la Schiapparelli stessa reinterpreta La Venere di Milo con
cassetti di Dalì in un tailleur con tasche a cassetti sporgenti.
Il Dopoguerra le renderà difficile reinserirsi con successo nel panorama
mondiale della moda, ma il suo stile fatto di ironici e colti richiami
all'arte continuerà a fare scuola presso i più promettenti stilisti degli
anni '50 e '60; uno di questi è senza dubbio Yves Saint Laurent, che nel
1965 creò il "Mondrian Look", ispirato appunto ai dipinti del padre del
Neoplasticismo Piet Mondrian, introducendo così un nuovo tipo di eleganza
nella haute couture: grazie alle semplici forme degli anni '60, le
immagini delle tele potevano essere applicate direttamente sull' abito,
creando effetti del tutto innovativi nel panorama della moda.
L'anno successivo fu quello del cosiddetto Pop Art Look, ispirato alle opere di Andy Warhol, e da quel momento ogni collezione di Saint Laurent, fino all' ultima risalente al 2002, fu costellata di richiami al mondo dell'arte, in special modo a quella contemporanea. Al di là dei singoli esempi, ci basta sfogliare le riviste ed i libri specializzati in moda per cogliere i continui richiami che i creatori della haute couture rivolgono, ed hanno rivolto, al mondo dell'arte e delle avanguardie, nonché le sperimentazioni e gli studi che essi hanno fatto per creare abiti che vanno riposti non in un armadio, ma piuttosto tra le sculture di un museo: da André Courrèges, che negli anni '60 sperimentò fibre sintetiche impiegate per creare abiti futuristici e creativi, a Vivienne Westwood, una delle ideatrici del movimento Punk alla fine degli anni '70 , che dal punk spreme lo spirito surrealista, sdrucito e ribelle per farne la chiave di interpretazione del suo stile, pare che non si possa tracciare un confine netto tra moda, intesa come esercizio fine a se stesso, e arte, ma che piuttosto la prima, conscia del proprio ruolo di indicatore socio- culturale, sia alla ricerca di una legittimazione come forma d'arte alla pari della pittura o della scultura. Gli scettici a riguardo sono molti, ed in genere sono coloro che sostengono che un abito, in fondo in fondo, rimane pur sempre un ammasso di tessuto. D' accordo, ma anche le sculture di Michelangelo, prima che il grande Maestro ne tirasse fuori l'anima, altro non erano se non ammassi di marmo. |
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